ADORAZIONE

“Beati gli invitati
alla Cena dell’Agnello”
ADORAZIONE EUCARISTICA VOCAZIONALE GIOVEDI SANTO 2026
A cura della Commissione per le Vocazioni
L’’altare della reposizione può essere preparato come la tavola dell’ultima cena. Al centro il tabernacolo e da un lato si disponga una Bibbia aperta sul brano dell’Apocalisse al capitolo 19.
Dall’altro lato il pane spezzato e il calice di vino.
Si può disporre anche l’immagine di un Agnello (può essere un’icona, una statuetta…).
GUIDA: È la notte del Giovedì Santo. Siamo nel Cenacolo, ma i nostri occhi, guidati dall’Apocalisse, vedono oltre le mura di Gerusalemme. Vediamo una tavola imbandita che attraversa i secoli: è la Cena dell’Agnello. Qui, tra il pane spezzato e il vino versato, risuona il grido dei Martiri di Abitene: «Sine dominico non possumus». Senza la Domenica non possiamo vivere. Non è l’obbligo di un precetto, ma il bisogno vitale di chi ha scoperto che l’Agnello immolato è il Pastore che ci guida alle sorgenti della vita. La Domenica non è un tempo, ma una Persona.
In piedi
CANTO INIZIALE
Sac. Nel nome del Padre, del Figlio…
Sac. O Dio,
che hai promesso di stabilire la tua dimora
in quanti ascoltano la tua parola
e la mettono in pratica,
manda il tuo Spirito,
perché richiami al nostro cuore
tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato,
e ci renda capaci di amarci gli uni gli altri
come lui ci ha amati. (dal Messale)
Tutti: E con il tuo spirito.
PREGHIAMO INSIEME:
Gesù, sostegno della mia vita,
sei Tu la mia pace e la mia gioia.
Il tuo amore mi basta.
Quanto è bello restare con Te,
adorarti, ringraziarti,
chiamarti mio bene e mio tesoro.
Tu sei il respiro della mia anima:
donami la tua grazia,
sostieni la mia vita.
Con Te non temo nulla,
con Te mi sento completo.
Gesù grande e santo,
luce dei miei occhi,
sii lode sulle mie labbra
e guida ai miei passi.
Beato chi si affida a Te
con piena fiducia!
Tu sei la sorgente di ogni bene:
perdona le mie fragilità
e concedimi di vederti
un giorno nel cielo,
per vivere per sempre
nella gioia del tuo amore.
Amen.
(Preghiera rielaborata
da un canto composto
dal Beato Carmine De Palma)
Seduti.
I MOMENTO:
L’INVITO:
“ECCO, STO ALLA PORTA E BUSSO”
GUIDA: Cristo è la porta, ma è anche Colui che bussa alla porta (cfr. Ap 3, 20). Anche in questa notte del Giovedì Santo, il Signore passa e bussa alla porta del nostro cuore. Non c’è niente di pronto per accoglierlo, tutto è in disordine, niente di perfetto…! Siamo certi che nonostante ciò che siamo, Lui ci guarda e ci dice: «Lo so … ma io voglio cenare con te!». Lasciamolo entrare!
Dal libro dell’Apocalisse 3, 14-20
«All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: ‘Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!’ Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo. Perciò io ti consiglio di comprare da me dell’oro purificato dal fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità, e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.
PER RIFLETTERE…
Lettore
Il mistero è entrato nella storia, si è rivestito di “sensibil forma”… Noi siamo testimoni oggi della portata del dramma di chi si rifiuta di accogliere l’infinitamente grande, fino a che punto l’uomo muore soffocato nel suo limite e soccombe alla disperazione. Per riaprire la porta ad ogni uomo, chiusa dal peccato che ha lasciato fuori il Mistero, Gesù ha dato la vita, l’ha data per noi. La sua passione e morte testimoniano fin dove è arrivato l’amore di Dio per l’uomo. Con la sua vittoria sulla morte per la resurrezione, Gesù è entrato nel mondo definitivo, dove la morte non ha più nessun dominio su di lui, e perciò può rimanere compagno per sempre della nostra vita. Memoria di questo è l’Eucarestia…Per rendersi presente nell’Eucaristia, Cristo si serve della povertà, dei segni sacramentali: pane e vino…Ma nella povertà di questi doni, Colui che viene incontro all’uomo è lo stesso Cristo. Infatti, attraverso di essi ci offre quella novità che è Lui stesso: “Ogni volta che il figlio di Dio si ripresenta a noi nella povertà dei segni sacramentali, il pane e il vino è posto nel mondo, il germe della storia nuova.”(Ecclesia de Eucharistia 58) E, dunque, la libertà di Dio che mi raggiunge attraverso i segni sacramentali e, perciò, chiama la mia libertà a rispondere. Niente di più lontano dal ripetersi di un meccanismo. È il dramma del rapporto tra Cristo e l’uomo, che si riaccende ogni volta che ognuno si avvicina consapevolmente come un mendicante, a partecipare al banchetto Eucaristico. In questo modo Cristo sfida ogni volta la libertà dell’uomo che è chiamato ad accogliere il dono di Cristo stesso per poter vivere. Ben consapevole che la sua vita può compiersi solo nell’accoglienza dell’infinitamente grande, l’uomo si trova davanti alla vera scelta: accogliere o rifiutare Colui che lo compie e che gli viene incontro attraverso la povertà di quei doni…
“Ecco sto la porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui. Cenerò con lui ed io con me.” Apocalisse 3, 20 “O sacramento dell’amore di Dio!- esclama Sant’Agostino -Chi vuole vivere a dove vivere, ha di che vivere. Si accosti, creda, sia unito al corpo di Cristo per divenire vivo” (in Io. Ev.tr 26.33). Se nella semplicità del cuore, l’uomo si lascia vivificare dal corpo e sangue di Cristo, diventa una sola cosa con Lui. La sua unione con Cristo, insieme alla unione degli altri che, come lui si sono avvicinati da mendicanti a lasciarsi riempire della Sua ricchezza, genera quella comunione che è la testimonianza più grande della potenza e della verità di Cristo…
(dagli Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, don Juliàn Carron- L’Eucaristia cuore della domenica))
CANTO DI MEDITAZIONE
(canone da ripetersi
o un canto dal repertorio parrocchiale)
Pausa di silenzio
II MOMENTO:
IL SACRIFICIO:
“L’AGNELLO IMMOLATO E VITTORIOSO”
GUIDA: L’altare terreno su cui sono offerte le sacre Specie è in collegamento diretto con l’altare del cielo, in cui è offerto l’Agnello immolato e vittorioso. Lo esprime con mirabili parole il Canone romano: “Fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo, davanti alla tua Maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare (terreno), comunicando al Corpo e Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo”.
Dal libro dell’Apocalisse 5, 6-12
Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, come immolato, e aveva sette corna e sette occhi, che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono.
Quando ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra». E vidi, e udii la voce di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi e di migliaia di migliaia. Essi dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode».
Preghiamo queste invocazioni
alternando tra voce solista e tutti.
Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della tua Pasqua, o Cristo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Assunta la nostra umanità
nel grembo della Vergine Maria,
nascesti come uomo.
A te potenza e onore nei secoli!
Prendesti su di te
le sofferenze dell’uomo sofferente.
Nella tua carne
distruggesti le passioni della carne.
Ci liberasti, come Israele dall’Egitto,
dal modo di vivere del mondo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Fosti ucciso in Abele il giusto,
in Isacco legato per il sacrificio;
pellegrino in Giacobbe,
esposto in Mosè
e venduto in Giuseppe,
perseguitato in David
e rifiutato nei profeti:
Agnello senza macchia non apristi bocca.
A te potenza e onore nei secoli!
Con la tua morte
copristi di confusione la morte;
con la tua mansuetudine
annientasti le potenze del male.
Per te fu appesa sul legno della croce
l’iniquità e l’ingiustizia del mondo.
Gloria a te, Agnello immolato.
Vero Agnello immolato verso sera,
e sepolto nella notte.
Non ti fu spezzato alcun osso
e nella tomba non subisti corruzione.
A te potenza e onore nei secoli!
Tu sei l’Agnello vittorioso
che risuscita dai morti.
In te l’umanità risorge dall’abisso dei sepolcri. Gloria a te, Agnello immolato.
Eravamo tutti nel peccato,
come pecore disperse dal gregge:
il tuo sacrificio ci ha raccolti nella Chiesa.
A te potenza e onore nei secoli!
Sempre tu ci guidi
dalla schiavitù alla libertà;
ci conduci dalle tenebre alla luce,
dalla morte alla vita,
dalla tirannia al regno eterno.
Gloria a te, Agnello immolato.
O Cristo, Pasqua della nostra salvezza:
fa’ di noi un sacerdozio nuovo
e un popolo eletto per sempre.
A te potenza e onore nei secoli!
Pausa di silenzio
CANONE
III MOMENTO:
LA FESTA:
“IL BANCHETTO DELLE NOZZE DELL’AGNELLO”
GUIDA Siamo beati perché, avendo accolto l’invito di Gesù, a partecipare alla Cena dell’Agnello, siamo fin d’ora non solo in comunione con Lui e tra noi, ma pure abbiamo ricevuto il pegno dell’immortalità, quando giungeranno le nozze dell’Agnello.
Dal libro dell’Apocalisse 19,5-9
Dal trono venne una voce che diceva: «Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servitori, voi che lo temete, piccoli e grandi». Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi». E l’angelo mi disse: «Scrivi: “Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello”». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio».
PER RIFLETTERE…
Lettore
Dopo che la parola proclamata ha riempito di stupore il cuore dei credenti, li ha introdotti nella storia di Dio, ha alimentato il desiderio di instancabile conversione, l’assemblea, nel rendimento di grazie, esprime la profonda coscienza di essere “proprietà” dell’amore trinitario. Il dono di partecipare al banchetto sacrificale in e con Cristo è un mirabile dono di comunione divina da restituire con gratitudine al Padre. Infatti, il credente è realmente se stesso quando diventa alunno del progetto divino, che si riassume in Cristo morto e risorto… La celebrazione eucaristica domenicale permette al cristiano di riscoprire che la vita è comunione nella fede in Gesù, morto e risorto, Per vivere il senso dell’esistenza come comunione con il padre e con tutta l’umanità. L’invito di Cristo: “fate questo in memoria di me, rivela all’uomo di tutti i tempi quale debba essere l’itinerario per dare compimento alla propria sete di autenticità e solo nella sua morte e risurrezione, pienamente condivisa e personalizzata, che ogni uomo ritrova pienamente se stesso. Nell’invito del Risorto: “prendete e mangiate questo è mio corpo, prendete e bevete questo è il mio sangue” il battezzato riconosce la consegna che gli viene fatta di un progetto di vita: non vivere più per se stesso, ma per Gesù che lo ha amato e ha dato se stesso per lui. Fare comunione con Cristo vuol dire accogliere il segreto della vita che Egli ci offre e che la Gaudium et Spes così sintetizza: “l’uomo è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso e non si realizza se non in dono sincero di sé”.(n 24)
“La partecipazione al corpo, al sangue di Cristo -afferma San Leone Magno- non è ordinata ad alto che a trasformarci in ciò che assumiamo. E colui nel quale siamo morti, sepolti e risuscitati, è lui che diffondiamo, mediante ogni cosa, nello spirito e nella corporeità.” (Trattato 63,7).
Facendo nostra l’espressione di Sant’Agostino potremmo esclamare contemplando l’Eucarestia:
“O sacramento di bontà, segno di unità, vincolo di carità”. Ogni domenica la Comunità, sperimentando nella celebrazione eucaristica la forza della misericordia del Signore e lasciandosi edificare nella comunione dalla grazia dello spirito che ci rende un “cuor solo e un’anima sola”, si presenta al mondo quale “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. (Lumen gentium,1)
(dagli Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, Mons. Antonio Ladisa- Nel suo giorno il Signore ci educa alla Missione e all’universalità)
STASERA,
DAVANTI ALL’AGNELLO CHE SI DONA,
CHIEDIAMOCI:
COSA SAREBBE LA MIA VITA
SENZA LA DOMENICA?
COSA SAREBBE IL MIO CUORE
SENZA L’INVITO A QUESTE NOZZE?
In piedi
CANTO DI MEDITAZIONE
Seduti
Riflessione del celebrante
In piedi
SAC. Fratelli e sorelle, stasera, davanti all’Agnello che si offre, fa’ che non manchiamo mai all’appuntamento con Te, perché solo intorno alla Tua mensa la nostra stanchezza trova riposo e la nostra vocazione diventa profezia di Paradiso. Vogliamo gridare al mondo che senza la Tua Cena non c’è gioia, senza la Tua Domenica non c’è vita.
Ripetiamo insieme:
SIGNORE DELLA MESSE, ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA.
Per la Chiesa, sposa dell’Agnello: Perché non smetta mai di annunciare al mondo che «Senza la Domenica non possiamo vivere», e trovi nell’Eucaristia la forza per camminare con speranza verso il banchetto eterno del Regno. Preghiamo.
Per i giovani in ricerca vocazionale: Perché nel silenzio di questo Giovedì Santo sappiano ascoltare la voce del Maestro che li chiama per nome. Sull’esempio del Beato Carmine, abbiano il coraggio di farsi “pane spezzato” per i fratelli e servitori gioiosi del Vangelo. Preghiamo.
Per i sacerdoti e i consacrati: Perché guardando all’Agnello che lava i piedi ai suoi discepoli, rinnovino ogni giorno il loro “Sì” con umiltà e ardore, diventando padri e madri per i poveri e guide sicure verso la sorgente della Vita. Preghiamo.
Per la nostra comunità parrocchiale: Perché riscopra il valore della Pasqua settimanale come appuntamento vitale e irrinunciabile. Insegnaci, Signore, a vivere ogni Domenica non come un obbligo, ma come l’incontro d’amore che dà senso a ogni nostra fatica. Preghiamo.
PADRE NOSTRO
CANTO DI ADORAZIONE
(mentre tutti si inginocchiano, il sacerdote fa l’offerta dell’incenso)
PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Tutti
Padre Santo,
Signore del cielo e della terra,
che conosci il cuore di ogni uomo,
guarda noi tuoi figli,
ragazzi e ragazze, giovani e famiglie,
cercatori di Vita:
donaci sempre di scrutare i cieli,
anche in mezzo alle tempeste.
Celebrante
Il nostro sguardo sia sempre rivolto a Te
e mai ripiegato su noi stessi.
Donaci di ASCOLTARE la Tua Parola
e di CAMMINARE insieme ai fratelli e alle sorelle,
cercando il senso della nostra vita.
Donaci l’UMILTA’ e la FIDUCIA
di lasciarci guidare dal tuo Spirito
e da coloro che Tu poni al nostro fianco.
Tutti
Donaci la GIOIA di cercarti
anche dopo averti trovato,
la SPERANZA di veder brillare
la nostra vita accanto a Te,
perché ogni nostra Vocazione,
rifletta la Santità del Tuo Nome.
Celebrante
I Santi patroni Nicola e Sabino
e i nostri Beati, fra Giacomo,
suor Elia e don Carmine
ci accompagnino a discernere la Tua volontà.
Tu che vivi e regni
con il Figlio e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli. Amen
don Nicola Simonetti
SAC.
Il Signore ci benedica,
ci preservi da ogni male
e ci conduca alla vita eterna
TUTTI: Amen
SAC. Benediciamo il Signore.
TUTTI: Rendiamo grazie a Dio
CANTO FINALE