Via Crucis 1

DALLA CROCE NASCE LA SPERANZA

Carissimi fratelli e sorelle,

ci ritroviamo insieme per percorrere il cammino della Via Crucis, rivivendo il mistero della Passione di Gesù. Questo itinerario di fede ci invita a fermarci, a meditare e a pregare davanti al dono supremo dell’amore di Dio: il sacrificio di Cristo per la nostra salvezza.

Ogni stazione ci farà sostare accanto a lui, condividendo il peso della croce e il dolore della sua offerta. Ma non è solo un cammino di sofferenza: è un cammino di speranza, perché sappiamo che la croce non è la fine, ma il preludio della risurrezione.

Questa Via Crucis è un’occasione per lasciarci toccare dal mistero della misericordia di Dio, per affidargli le nostre ferite, per riconoscere in Gesù il volto di colui che non smette mai di amarci. Portiamo con noi le intenzioni della nostra comunità, le sofferenze del mondo, le speranze di chi cerca luce nelle tenebre.

Chiediamo alla Vergine Maria, Madre Addolorata, di accompagnarci in questo cammino, così come ha seguito il Figlio fino al Calvario. Con cuore aperto e fiducioso, disponiamoci a contemplare e accogliere l’amore di Cristo, lasciandoci trasformare dalla sua grazia.

Prima Stazione

Gesù viene condannato a morte

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. Ma egli taceva e non rispondeva nulla. […] Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!”. Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito (Mc 14,60-61;15,4-5).

Lettore: Signore, davanti a Pilato non hai gridato, non hai cercato giustificazioni. Hai accolto il verdetto ingiusto, con il cuore spezzato ma saldo nella speranza. Quella speranza che non è cieco ottimismo, ma certezza che il male non ha l’ultima parola. Oggi quanti, come te, si sentono condannati! Giudicati per le scelte che hanno fatto o per quelle che non hanno avuto la forza di fare. Schiacciati dalle aspettative degli altri, dalle etichette, dalle ferite del passato. Quante vite sembrano già “sentenziate”, senza appello, senza possibilità di riscatto! Ma tu ci insegni a non arrenderci. Anche davanti alla condanna più dura, il Padre tesse strade di risurrezione. Pellegrini di speranza, ci chiami a credere che nessuna ferita è definitiva. Nessun verdetto è più forte del tuo amore. Signore, infondi coraggio a chi si sente giudicato. Aiutaci a vedere sempre la tua luce, anche nelle tenebre più fitte.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Seconda Stazione

Gesù è caricato della croce

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti (1 Pt 2,24).

Lettore: Quante volte ci siamo sentiti schiacciati da un peso più grande di noi? Le responsabilità che ci travolgono come onde: una famiglia da sostenere, decisioni difficili da prendere, il lavoro che ci chiede sempre di più, oppure il dolore di chi amiamo che non sappiamo come alleviare. Come Gesù, anche noi a volte vorremmo gridare: “Non ce la faccio!”. Ma proprio in quel carico insopportabile, Gesù ci insegna a non mollare. Lui non ci lascia mai soli sotto il peso della croce. Lo Spirito soffia dentro di noi, trasformando la fatica in una strada di speranza. Ogni passo, anche il più pesante, può diventare un cammino di amore, se lo offriamo a Dio. Quando il peso sembra insostenibile, alza gli occhi: Dio cammina accanto a te, ti sostiene e fa della tua croce una sorgente di vita per te e per chi ami.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Terza Stazione

Gesù cade la prima volta

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12,24).

Lettore: Signore Gesù, vediamo il tuo corpo a terra, schiacciato dal peso della croce. È l’immagine di chi cade sotto il peso delle dipendenze, come la ludopatia, che illude con promesse di riscatto ma lascia solo vuoto e disperazione. Quante famiglie ferite, quante vite distrutte dalla trappola del gioco d’azzardo! Ma il tuo primo cedimento non è la fine: tu ti rialzi. Ed è questo il messaggio di speranza che ci doni oggi. Nessuna caduta è definitiva. Anche chi è prigioniero di questa dipendenza può rialzarsi, perché Dio non smette mai di tendere la mano. Tu, Gesù, ci insegni che la comunità cristiana deve essere una casa aperta, accogliente, capace di sostenere chi è ferito. Fa’ che impariamo a guardare chi cade non con giudizio, ma con amore, offrendo sostegno e possibilità di rinascita.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Quarta Stazione

Gesù incontra la Madre

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse […] al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé (Gv 19,26-27).

Lettore: In questa stazione vediamo l’incontro tra Gesù e Maria. È uno sguardo di amore puro, silenzioso e profondo. Maria non può alleviare il peso della croce, ma è lì: presente, accanto a suo Figlio. E Gesù, tra dolore e umiliazione, trova in quegli occhi il coraggio per andare avanti. Preghiamo per i figli, perché possano incontrare genitori che li ascoltino e li amino davvero. In un mondo sempre più frenetico, dove parole e schermi ci distolgono dall’essenziale, spesso manca lo spazio per un abbraccio, uno sguardo che dice: “Tu sei importante per me.” Eppure, come Maria ha dato forza a Gesù con la sua sola presenza, anche noi possiamo essere quella roccia per i nostri figli. Signore, dona ai genitori cuori pazienti, capaci di accogliere gioie, paure e silenzi. Fa’ che i figli possano trovare in loro un rifugio sicuro e un amore che non delude mai.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Quinta Stazione

Gesù viene aiutato dal Cireneo

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Mentre [i soldati] lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù (Lc 23,26).

Lettore: Ci sono croci nella vita che sembrano troppo pesanti, situazioni che ci schiacciano. In quei momenti, Dio non ci lascia soli: ci manda dei Cirenei. Non sempre li riconosciamo subito, perché si presentano con volti comuni — un amico che ci ascolta, un familiare che ci incoraggia, un collega che ci tende la mano. Ma oggi vogliamo soffermarci su un aspetto luminoso: i Cirenei della gioia. Sono quelli che, con un sorriso, una parola gentile o un gesto semplice, alleggeriscono le nostre giornate. Sono portatori di speranza, messaggeri di un Dio che si prende cura di noi. Forse anche noi, senza accorgercene, siamo stati Cirenei della gioia per qualcuno. E se non lo siamo stati, possiamo cominciare oggi. Basta poco: un sorriso, una visita, una telefonata. La gioia condivisa è un seme di speranza che germoglia nel cuore di chi soffre. 

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Sesta Stazione

La Veronica asciuga il volto di Gesù

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Sia benedetto Dio […] Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione […]. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione (2 Cor 1,3-5).

Lettore: Signore Gesù, mentre sali il Calvario, il tuo volto è sfigurato dal dolore, ma c’è chi trova il coraggio di fermarsi, di tenderti un gesto di consolazione. La Veronica non ha grandi risorse: ha solo un panno e un cuore che non resta indifferente. Quel gesto, però, rimane eterno. Oggi, tante persone sono la Veronica. Sono medici, infermieri, volontari, sacerdoti, familiari che accompagnano chi soffre. Sono catechisti che donano una parola di conforto, operatori pastorali che portano un sorriso nelle case di chi è solo, amici che ascoltano senza giudicare. Il ministero della consolazione è la carezza di Dio che passa attraverso mani umane. In questo anno giubilare, lasciamoci ispirare da loro. Anche un semplice “Come stai?” può essere un atto di amore che imprime il volto di Cristo nel cuore di chi incontriamo. Non stanchiamoci mai di consolare: è il modo più bello per seminare speranza nel mondo.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Settima Stazione

Gesù cade ancora sotto il peso della croce

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: [Il figlio minore] ritornò in sé e disse: […] Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato […]. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato […]; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse […]: “Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,17-18.20-22.24)

Lettore: Quante persone oggi cadono sotto il peso della vita! Cadono sotto il peso delle delusioni, delle malattie, delle fatiche quotidiane. Ci sono cadute visibili, fatte di errori e fallimenti, e cadute invisibili, quelle che si consumano nel silenzio del cuore. Forse anche tu ti sei sentito a terra, senza più forze per rialzarti. Ma oggi, in questa stazione, Gesù ci ricorda una cosa potente: ogni caduta può diventare un punto di ripartenza. Lui non si arrende. Si rialza, anche se il legno della croce continua a pesare. Si rialza per dirci che la speranza è sempre più forte delle nostre sconfitte. Nell’anno del Giubileo, siamo chiamati a riscoprire questa speranza: Dio non smette mai di credere in noi. La sua misericordia ci sostiene, le sue braccia ci rialzano. Rimettiamoci in cammino con fiducia, certi che la sua forza è la nostra forza.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Ottava Stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui (Lc 23,27).

Lettore: Signore, oggi ci fermiamo davanti a queste donne che piangono per Te. Ma Tu, anche in mezzo al dolore, trovi la forza di pensare a loro, alle loro sofferenze, alle croci che portano nel silenzio della vita quotidiana. Penso a tante donne che, oggi come allora, cercano di risollevare la vita: madri che lottano per i loro figli, donne che lavorano con dignità per offrire una speranza alla loro famiglia, spose che portano avanti l’amore nonostante le difficoltà. E poi ci sono quelle che, nel cuore, custodiscono ferite nascoste ma non smettono di credere che la vita possa rifiorire.

Gesù si fa loro vicino, le guarda con amore e infonde coraggio. Le loro lacrime non sono inutili: sono semi di speranza. Vergine Maria, Madre della Speranza, consola ogni donna che lotta e soffre. Aiutala a scoprire la forza che solo l’amore di Dio può dare. Amen.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Nona Stazione

Gesù è spogliato delle vesti

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. […] Risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,37-40).

Lettore: Questa caduta è la più pesante, la più dolorosa. Gesù è a terra, il peso della croce e dei peccati del mondo gli schiaccia il corpo. Eppure, si rialza. Sempre. Quanti oggi sono schiacciati dal giudizio, dall’indifferenza, dalla povertà? Persone denudate della loro dignità: chi non trova lavoro, chi viene umiliato per la sua origine, chi porta il peso di malattie invisibili o del rifiuto sociale. Anche loro, come Gesù, si ritrovano a terra, esausti. Ma la croce non ha l’ultima parola. Il Giubileo è un tempo per ricordare che Dio rialza chi cade. Nella sua misericordia ci riveste di dignità e ci fa nuovi. E allora anche noi, come Chiesa, possiamo essere mani che sollevano, voci che restituiscono valore, cuori che accolgono senza giudizio. Gesù si rialza per ricordarci che c’è sempre speranza. Anche quando tutto sembra perduto.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Decima Stazione

Gesù è inchiodato alla croce

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34).

Lettore: Gesù viene spogliato, privato di ogni dignità. È un’immagine dolorosa che ci parla anche di tanti ragazzi oggi: giovani spogliati di sogni, feriti nell’anima, inchiodati a una vita che sembra non avere senso. Troppo spesso si trovano intrappolati in vuoti affettivi, dipendenze, illusioni effimere.

Ma questa stazione non finisce nella disperazione. Gesù, pur spogliato, non perde il suo amore né la sua missione. Anche nei momenti in cui tutto sembra crollare, Dio continua a dire a ciascuno di noi: “Tu sei prezioso, io non ti abbandono”. Nel contesto di questo Giubileo, vogliamo riscoprire che il Vangelo è una proposta di vita nuova per ogni giovane. Chiediamo la grazia di essere una comunità che accoglie, ascolta e accompagna con pazienza chi si sente smarrito. In Cristo c’è speranza per ogni cuore ferito. Sempre.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Undicesima Stazione

Gesù grida il suo abbandono

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,45-46).

Lettore: Signore, in questa stazione vogliamo portarti il grido silenzioso di tanti bambini che si sentono abbandonati. Bambini soli in case vuote, feriti da parole dure o assenze ingiustificate. Bambini che aspettano uno sguardo, una mano che li accolga, un cuore che li ascolti. Tu, inchiodato alla croce, conosci il dolore dell’abbandono. Hai sentito il peso del rifiuto e il gelo della solitudine. Ma il tuo grido non è rimasto senza risposta: il Padre ti ha accolto nel suo amore eterno. Oggi ci chiedi di essere segno di speranza per questi piccoli. Donaci occhi capaci di riconoscere le loro ferite e mani pronte a risanarle. Donaci cuori che sappiano ascoltare senza giudicare. Aiutaci a ricordare che, come il tuo amore ha vinto la morte, anche il dolore di ogni bambino può essere trasformato in vita nuova.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Dodicesima Stazione

Gesù muore consegnandosi al Padre e consegnando al buon ladrone il paradiso

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Uno dei malfattori appeso alla croce disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. […] Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò (Lc 23,42-43.46).

Lettore: Nel momento della croce, il cuore di Dio rimane aperto, fino all’ultimo respiro. Anche per chi sembra aver vissuto lontano da Lui per tutta la vita, c’è sempre una possibilità. Pensiamo al buon ladrone: un’esistenza probabilmente segnata dall’errore e dalla fuga, ma quell’ultimo sguardo a Gesù sulla croce cambia tutto. Una parola, un desiderio sincero, ed ecco spalancarsi le porte del Paradiso. Questa stazione ci ricorda che non è mai troppo tardi per la misericordia. Dio non chiude mai la porta: anche nell’ora più buia, anche quando la morte sembra l’ultima parola, la grazia può risplendere come un’alba improvvisa. Chi si converte in punto di morte ci insegna che la speranza è più forte del peccato e della disperazione. La croce non è il luogo della fine, ma quello dell’inizio.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Tredicesima Stazione

Gesù è deposto dalla croce tra le braccia di Maria

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Simeone […] a Maria, sua madre, disse: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,33-35).

Lettore: Maria accoglie tra le braccia il Figlio morto. Le sue mani tremano, ma non si chiudono. Rimangono aperte, come quelle di chi ama anche quando il dolore è insopportabile. In questa stazione vediamo il riflesso di tanti genitori che stringono i loro figli spezzati dalla malattia, dalla violenza, dagli incidenti stradali o da scelte difficili. Un abbraccio che sembra non avere speranza. Eppure, proprio in questo gesto, si nasconde il mistero della risurrezione. Non è un addio definitivo, ma un’attesa carica di fede. Dio raccoglie ogni lacrima, nessuna vita è perduta per sempre. Maria, che ha pianto il Figlio, lo vedrà risorto. Anche per voi, mamme e papà dal cuore spezzato, c’è questa promessa: i vostri abbracci non sono stati inutili. Dio trasforma il dolore in amore eterno.

Accogliamo questa speranza e confidiamo nella sua fedeltà che non ci abbandona mai.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Quattordicesima Stazione

Gesù è deposto nel sepolcro di Giuseppe di Arimatea

Sac.: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Tutti: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Diacono: Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. […] Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia (Mt 27,57-60).

Lettore: Quanta speranza nasce dai gesti di chi, come Giuseppe di Arimatea, si prende cura del corpo di Gesù. Sono mani che non temono la fragilità, che accarezzano ferite e avvolgono con amore ciò che sembra ormai perso. Questi gesti raccontano che l’amore non si ferma nemmeno davanti alla morte. Pensiamo a tutti coloro che oggi si prendono cura dei corpi feriti dalla vita: medici, infermieri, volontari, familiari accanto ai malati terminali. Anche quando non ci sono risposte, rimane la presenza, il calore di un abbraccio, il silenzio pieno di affetto. È proprio in questi momenti che Dio semina speranza.

Il sepolcro non è la fine: è il luogo in cui la Vita rinasce. Anche nei nostri dolori più grandi, quando tutto sembra finito, Dio opera silenziosamente, preparando la Pasqua del nostro cuore. Non smettiamo mai di amare: l’amore è il seme della risurrezione.

Tutti: Padre Nostro…

Tutti: Santa Madre de’ voi fate…

Invocazione conclusiva

(il nome di Gesù, 14 volte)

Signore, ti preghiamo come i bisognosi, i fragili e i malati del Vangelo, che ti invocavano con la parola più semplice e familiare: con il tuo nome.

Gesù, il tuo nome salva, perché tu sei la nostra salvezza.

Gesù, sei la mia vita e per non perdere la rotta nel cammino ho bisogno di te, che perdoni e rialzi, che guarisci il mio cuore e dai senso al mio dolore.

Gesù, hai preso su di te il mio male e dalla croce non mi punti il dito contro, ma mi abbracci; tu, mite e umile di cuore, risanami dal livore e dal risentimento, liberami dal sospetto e dalla sfiducia.

Gesù, ti guardo in croce e vedo spalancarsi davanti ai miei occhi l’amore, senso del mio essere e meta del mio cammino: aiutami ad amare e perdonare, a superare l’insofferenza e l’indifferenza, a non lamentarmi.

Gesù, sulla croce hai sete, ed è sete del mio amore e della mia preghiera; ne hai bisogno per portare a compimento i tuoi progetti di bene e di pace.

Gesù, ti rendo grazie per quanti rispondono al tuo invito e hanno la perseveranza di pregare, il coraggio di credere e la costanza di andare avanti nelle difficoltà.

Gesù, ti presento i pastori del tuo popolo santo: la loro preghiera sostiene il gregge; trovino tempo per stare davanti a te, conformino il loro cuore al tuo.

Gesù, ti benedico per le contemplative e i contemplativi, la cui preghiera, nascosta al mondo e a te gradita, custodisce la Chiesa e l’umanità.

Gesù, porto davanti a te le famiglie e le persone che stasera hanno pregato dalle loro case, gli anziani, specialmente quelli soli, gli ammalati, gemme della Chiesa che uniscono le loro sofferenze alla tua.

Gesù, questa preghiera di intercessione raggiunga le sorelle e i fratelli che in tante parti nel mondo soffrono persecuzioni a motivo del tuo nome; coloro che patiscono il dramma della guerra e quanti, attingendo forza in te, portano croci pesanti.

Gesù, con la tua croce hai fatto di tutti noi una cosa sola: stringi nella comunione i credenti, infondi sentimenti fraterni e pazienti, aiutaci a collaborare e a camminare insieme; custodisci la Chiesa e il mondo nella pace.

Gesù, giudice santo che mi chiamerai per nome, liberami dai giudizi temerari, dai pettegolezzi e dalle parole violente e offensive.

Gesù, prima di morire dici: “è compiuto”. Io, nella mia incompiutezza, non potrò dirlo; ma confido in te, perché sei la mia speranza, la speranza della Chiesa e del mondo.

Gesù, ancora una parola voglio dirti e continuare a ripeterti: grazie! Grazie, mio Signore e mio Dio.

(invocazioni tratte dalla Via Crucis di Papa Francesco, Roma – Colosseo, 29 marzo 2024)