Via Crucis per ragazze/i e famiglie.

Prima stazione
Gesù si sente tradito

Sacerdote:

Il racconto di Marco (14,17a.18-21)

Fattasi sera, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse agli apostoli: «In verità vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». Allora quelli incominciarono a rattristarsi e a domandargli, uno per uno: «Sono forse io?». Ma egli rispose loro: «È uno dei Dodici, che intinge con me nel piatto. Sì, il Figlio dell’uomo se ne Va, in conformità a quanto sta scritto di lui. Ahimè, però, a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito!

Ragazzo:

Normalmente, quando mangiamo con gli amici, siamo tutti felici; qui invece c’è  tristezza…

Catechista:

Gesù sentiva che era l’ultima volta che mangiava con i suoi amici perché, la sera stessa, sarebbe stato tradito.

Ragazza:

Ma come si fa a tradire l’amico con cui si mangia? Bisogna essere veramente falsi!

Catechista:

Le parole di Gesù mostrano infatti un senso di delusione.

Ragazzo:

Io avrei reagito: mi sarei vendicato.

Catechista:

Gesù non lo fa, non lo ha mai fatto; ma dice a Giuda, il traditore, che quello che sta per fare è un gesto doloroso per lui stesso, un gesto che segnerà tutta la sua vita.

Per amore o per potere

Genitore:

Nell’ultima cena Gesù stringe attorno a sé gli apostoli e con essi, idealmente, tutti gli uomini e le donne della terra. È per loro che si sta preparando a donare la vita.

Ma c’è uno che si sottrae all’abbraccio e guarda da un’altra parte: non è colpito dalle parole e dai gesti di Gesù; non riconosce negli altri i propri fratelli. A forza di pensare soltanto a se stesso, Giuda finirà per guardare unicamente al proprio interesse e tradirà Gesù per cercare di piegarlo ai suoi sogni di potere e di violenza.

 Preghiamo

 Ragazzo:

Signore, sii vicino a quanti si sentono traditi dagli amici.

Tutti     Dio fedele, ascoltaci.

Ragazza:

Fa’, o Signore, che ogni nostro pasto sia occasione di festa e non di tristezza o cattiveria.

Tutti     Dio fedele, ascoltaci.

Ragazzo:

Io vorrei pregare per Giuda e per quando tutti noi abbiamo tradito come lui, perché capiamo che abbiamo sbagliato e troviamo il coraggio di chiedere scusa.

Tutti     Dio fedele, ascoltaci.

Padre nostro…

Seconda stazione
Gesù ha paura

Sacerdote:

Il racconto di Marco (14,32-40a)

Gesù e i discepoli giungono in un podere chiamato Getsèmani. Gesù dice ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, intanto che io prego». Quindi, presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, incominciò ad essere preso da terrore e da spavento. Perciò disse loro: «L’anima mia è triste fino alla morte. Rimanete qui e vegliate!».
Quindi, portatosi un po’ più avanti, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. Diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice! Tuttavia, non ciò che voglio io, ma quello che tu vuoi».
Tornato indietro, li trova addormentati. Perciò dice a Pietro: «Simone, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora? Vegliate e pregate, affinché non entriate in tentazione. Certo, lo spirito è pronto; la carne, però, è debole».
Allontanatosi di nuovo, pregò ripetendo le stesse parole. Poi di nuovo tornò e li trovò addormentati.

Ragazzo:

Paura, angoscia, tristezza…: anche Gesù provava questi sentimenti?

Catechista:

Come tutti gli uomini, anche Gesù ha avuto paura di morire. Guardate però cosa fa in questa situazione..

Ragazza:

Prega Dio, chiedendogli, se possibile, di evitare la morte.

Catechista:

Poi però la sua preghiera continua. Gesù si fida e gli dice: «Non ciò che voglio io, ma quello che tu vuoi».

Ragazzo:    

Ma Dio voleva che Gesù morisse?

Catechista:

Dio non vuole la morte di nessuno, tanto meno di Gesù. Ci propone di amare sempre, anche quando questo costa la vita.

  Ulivi e agnelli

Genitore:

Se l’ulivo era un segno di festa in mano alla gente che accoglieva il maestro a Gerusalemme, ora, tra gli ulivi, Gesù prova angoscia ed è turbato perché sente che la fine non è lontana.

È un agnello in balìa di altri…

Ogni persona che prova paura e angoscia sa di poter contare su Gesù, che ha sperimentato cosa significhi essere nelle mani degli altri e provare angoscia, pena e dubbio.

 Preghiamo

Ragazza: 

Donaci, Signore, di avere la tua stessa fede nei momenti di difficoltà e fatica

Tutti     Donaci fede e coraggio, Signore

Ragazza: 

Aiuta, Signore, le persone che devono prendere decisioni importanti.

Tutti     Donaci fede e coraggio, Signore

Ragazzo: 

Perdonaci, Signore, per tutte quelle volte in cui ci siamo dimenticati di te.

Tutti     Donaci fede e coraggio, Signore

 Padre nostro…

Terza stazione
Circondato e giudicato

Sacerdote:

Il racconto di Marco (15,1.6-15)

 Al mattino i capi consegnarono Gesù a Pilato. Lui era solito, in ogni festività, rilasciare un prigioniero: quello che gli avessero chiesto. Intanto ve n’era uno chiamato Barabba, il quale era stato imprigionato insieme ai sediziosi che, durante una sommossa, avevano commesso un omicidio. Salì, perciò, la folla e incominciò a reclamare ciò che era abituata a ricevere. Pilato, allora, rispose loro: «Volete che vi liberi il re dei Giudei?». Egli, infatti, sapeva che per invidia i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato. Ma i capi dei sacerdoti aizzarono la folla, affinché rilasciasse loro piuttosto Barabba.
Pilato, allora, prendendo di nuovo la parola, domandò loro: «Che cosa, dunque, volete che faccia di colui che voi chiamate il re dei Giudei?». Quelli gridarono di nuovo: «Crocifiggilo!». Ma Pilato disse loro: «Che male ha fatto?». Quelli, allora gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, perciò, volendo dare soddisfazione alla folla, rilasciò loro Barabba e consegnò Gesù perché, dopo averlo flagellato, fosse crocifisso.

Ragazza:

Ha ragione Pilato! Gesù non aveva commesso alcun male.

Catechista:

Però non ha il coraggio di schierarsi dalla parte della verità.

Ragazzo:

E così lo mette di fianco a un malfattore…

Catechista:

…che viene salvato dalla folla controllata dai capi.

Ragazza:

Io non voglio che Gesù sia crocifisso!

Da un tribunale all’altro

Genitore:

Gesù è trascinato da un tribunale all’altro, come un uomo che non è più padrone del proprio destino. Sono gli altri a decidere per lui: i capi dei sacerdoti, il governatore Ponzio Pilato, il popolo di Gerusalemme.
Durante questi incontri nessuno parla davvero con Gesù; nessuno lo riconosce come maestro.
La condanna dell’innocente Figlio di Dio è un fatto gravissimo. Ma altrettanto grave è l’indifferenza per il messaggio e la testimonianza che egli sta dando.

Preghiamo

Ragazza   

Per i politici, perché compiano le scelte più giuste per tutti e non per il loro interesse.

Tutti     Per loro ti preghiamo, Signore.

Ragazzo   

Per i terroristi e per chi usa la violenza, perché smettano di uccidere persone innocenti.

Tutti     Per loro ti preghiamo, Signore.

Ragazza   

Per quando non ci schieriamo dalla parte della verità per comodità o paura.

Tutti     Per noi ti preghiamo, Signore.

Padre nostro…

Quarta stazione
Gesù è inchiodato alla Croce

Sacerdote:  

Il racconto di Marco (15,20b-27)

Mentre conducevano Gesù fuori per crocifiggerlo, i soldati costrinsero un passante che tornava dai campi, Simone di Cirene, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce di lui. Lo condussero, così, al luogo detto Gòlgota, che significa luogo del Cranio. Volevano anche dargli del vino aromatizzato con mirra, ma egli non lo prese. Perciò lo crocifissero e si divisero le sue vesti, gettando sopra di esse la sorte per quel che ciascuno dovesse prendersi. Era l’ora terza quando lo crocifissero, e l’iscrizione con la causa della condanna recava scritto: «Il re dei Giudei».
Insieme a lui crocifissero pure due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.

Ragazzo:

Gli mettono addosso una croce così pesante che ha bisogno di aiuto.

Ragazza:

Cercano di ubriacarlo.

Ragazzo:

Si prendono anche i suoi vestiti.

Catechista:

Gesù è ormai completamente nelle mani dei soldati, non dice una parola, è “come un agnello condotto al macello”.

Fino alla fine

Genitore:

quelli che stavano dando a Gesù vino con mirra volevano aiutarlo. Si trattava infatti di una bevanda che alleggeriva il dolore, come una specie di moderna anestesia.

Gesù rifiuta quella bevanda perché vuole essere cosciente fino alla fine, anche se così la sofferenza sarà terribile: il dolore del corpo, ovviamente, ma anche quello di un animo sensibile come il suo, che vede crescere intorno a sé solamente rifiuto, violenza e morte.

Preghiamo

Ragazzo   

Anch’io voglio aiutarti nel sostenere la tua croce.

Tutti      Vogliamo starti vicino. Signore.

Ragazza   

Bevi qualcosa per sopportare il dolore.

Tutti     Vogliamo starti vicino. Signore.

Ragazzo   

Hai freddo, Gesù?

Tutti     Vogliamo starti vicino. Signore.

Padre nostro…

Quinta stazione
Gesù muore in Croce ed è sepolto

Sacerdote:

Il racconto di Marco (15,20b-27)

Un tale corse ad inzuppare una spugna di aceto, la pose su una canna e dava da bere a Gesù, dicendo: «Lasciate, vediamo se viene Elia a tirarlo giù». Ma Gesù, emesso un grande grido, spirò.

(qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Fattasi ormai sera, Giuseppe d’Arimatea, distinto membro del consiglio , il quale aspettava anch’egli il regno di Dio, venne, si fece coraggio, entrò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto. Perciò, chiamato il centurione, concesse il cadavere a Giuseppe, il quale, comprato un panno di lino, fece deporre Gesù, lo avvolse col panno di lino e lo pose in un sepolcro che era stato tagliato nella roccia. Quindi sulla porta del sepolcro fece rotolare una pietra.

Ragazza:

Veramente non c’è più nulla da fare?

Catechista:

Sembra proprio di no. La pietra chiude per sempre il sepolcro. Tutto si fa in silenzio e tristezza grande.

Ragazzo:

Meno male che c’è Giuseppe: senza il suo coraggio, Gesù non sarebbe stato neanche sepolto dignitosamente.

Ragazza:

Avrei voluto portare io il panno in cui è stato avvolto il corpo di Gesù.

Il panno di Giuseppe d’Arimatea

Genitore:

Qualcuno dice che il panno di lino con cui fu avvolto il corpo di Gesù sia la Sindone, un antico lenzuolo custodito a Torino. La Sindone attira ancora oggi moltissimi pellegrini da varie parti d’Italia e del mondo; ai suoi piedi hanno pregato santi e papi di tutti i tempi. I credenti trovano in questo lenzuolo un’occasione speciale per meditare sulla passione, la morte e la sepoltura di Gesù Cristo.

Preghiamo

Ragazza  

Cosa possiamo dire, Signore?

Ragazzo  

Io speravo che non morissi…

Ragazza  

Gesù io voglio stare qui con te…

Ragazzo  

Grazie, Gesù! Ci vuoi davvero bene… Sei il Figlio di Dio!

Tutti     Grazie, Gesù, Figlio di Dio morto per noi, aiutaci a dare la vita come te mettendoci passione nelle scelte di ogni giorno. Donaci ci vivere per gli altri e non solo pensando a noi stessi.

Padre nostro…